Lezioni di seduzione – missing moment #1 La vasca

Questa è una delle scene della vecchia versione di Lezioni di seduzione, era collocata durante il soggiorno a casa dei genitori di Liz. Nel libro, il viaggio a casa di Liz è anticipato perciò il rapporto tra loro era meno intimo e questa scena non poteva essere inserita.

Ho deciso di ripescarla e riadattarla, in questa forma potrebbe collocarsi in un soggiorno successivo a casa dei genitori di Liz, magari durante le feste di Natale.

Spero che rileggerla, con qualche modifica, vi farà piacere. Aspetto i vostri commenti!

*******

“Lizzy, mi aiuti in cucina?” finse di domandare mia madre. Di fronte a Jack, tentò di fare passare un ordine come una lecita richiesta. Mi rassegnai così a trascorrere le successive ore ai fornelli.
“Mamma, quanto manca ancora?” chiesi, ormai esausta, tentando di soffiare via dagli occhi una ciocca di capelli sfuggita all’elastico.
“Solo la decorazione della torta” rispose distrattamente, mentre finiva di sistemare i biscotti in un vassoio.
“Allora posso andare a fare una doccia?” supplicai, controllando lo stato pietoso in cui ormai versavano i miei vestiti: macchie di farina, zucchero e cioccolato ovunque.
“Sì, certo.” Nessun ringraziamento, ma l’importante era fuggire da quella maledetta cucina.
“Cominciavo a pensare che ti avrei rivista solo domani a pranzo” osservò Jack mentre scendeva le scale.
“Ho corso questo rischio… Dio, sono esausta” mi lamentai, iniziando a salire con estrema lentezza, ogni scalino sembrava alto il doppio.
Jack ritornò al secondo piano con me e mi aspettò sulla porta della stanza di Kim mentre prendevo vestiti e biancheria pulita. Mia sorella era a casa di un’amica e mio padre era uscito a fare non sapevo bene cosa, l’importante era stare lontano quando mia madre organizzava quei pranzi mortali e cucinava a ciclo continuo per due giorni.
“Sembri distrutta” osservò Jack, sorridendo.
“Lo sono. Fisicamente e psicologicamente, mia madre non è stata zitta un solo secondo per ore” sbuffai stancamente, uscendo dalla camera.
“Ti serve un bel bagno caldo e rilassante. La vasca c’è, potresti approfittarne.”
“Lo so, ma rischio di addormentarmici dentro e sono troppo stanca anche per prepararla” sospirai, aprendo la porta del bagno.
“Faccio io allora.” Entrò prima di me, lasciandomi a fissarlo interdetta, mentre controllava con la mano la temperatura dell’acqua.
Lo vidi esaminare i bagnoschiuma poggiati sulla mensola e poi si girò, una muta domanda negli occhi.
“Va bene uno qualsiasi” sussurrai.
Ne scelse uno e ne versò in abbondanza, muovendo e increspando la superficie dell’acqua per far comparire la schiuma.
“Vuoi che ti spogli io?” si girò e mi sorrise, una sfumatura scherzosa nella voce.
“Sì” risposi, senza fermarmi a riflettere.
“Sì cosa?”
“Spogliami tu” replicai, reggendo il suo sguardo, che si era fatto serio.
Fece due passi e me lo trovai di fronte. I suoi occhi scuri mi fissarono per un lungo istante, alla ricerca di qualcosa. Deglutii, perché quei suoi esami mi lasciavano sempre troppo esposta e vulnerabile.
Prima che potessi ritrattare, in silenziò mi sfilò la maglia e lo lasciai fare.
Il suo sguardo indugiò a lungo sul mio seno, mentre con dita esperte mi slacciava i pantaloni.
Solo il fruscio dei miei vestiti che raggiungevano il pavimento rompeva il silenzio. C’era intimità e c’era elettricità, c’era un bisogno spasmodico di stare da soli.
“Vado avanti?” domandò, stranamente cauto.
Annuii con il capo e chiusi gli occhi, sentendo il gancetto del reggiseno aprirsi.
Jack rimase immobile a guardarmi, il respiro accelerato, anche se non quanto il mio. Sapevo cosa stava pensando, lo vedevo dalla sua espressione e da come i suoi occhi si socchiudevano.
Ma non fece nulla, portò semplicemente le mani ai miei fianchi per sfilarmi anche gli slip.
Poi mi guidò verso la vasca, aiutandomi ad entrare e a sdraiarmici; era tutto surreale: io nuda, immersa nell’acqua calda e schiumosa e lui, completamente vestito, a pochi passi da me.
“Jack?” lo chiamai, girando la testa dalla sua parte e fissandolo.
“Dimmi.” Il suo sguardo era liquido, intenso, penetrante.
“Ti piace il mio corpo?”
“Sì Liz, e mi sembra di avertelo dimostrato.” Era serio, sempre immobile e sempre con quello sguardo bruciante.
Riportai l’attenzione altrove, alla schiuma candida che mi ricopriva. “Cosa ti piace?”
Si avvicinò, inginocchiandosi accanto alla vasca e togliendosi la felpa per rimanere solo in maglietta.
Seguii i suoi movimenti attentamente e vidi la sua mano entrare nell’acqua, arrivando al mio viso e sfiorandolo lievemente con il dorso.
“Mi piace la tua pelle.” E proseguì la sua carezza fino al mio collo.
“è liscia…” Scese fino alla mia spalla, immergendosi nell’acqua.
“vellutata…” Seguì il mio braccio fino al polso, spostandosi poi al mio ventre.
“Sei… morbida.” Mi accarezzò i fianchi mentre alzavo un sopracciglio.
“Non fare quella faccia, ti vedo, era un complimento… mi piacciono le tue forme.” Proseguì lungo la mia gamba, sfiorandomi appena.
“E poi…” Si interruppe, mordendosi un labbro e passando un dito a sfiorarmi un braccio nuovamente.
“E poi?” sussurrai, ansiosa.
“Impazzisco per…” Non voleva darmi soddisfazione, mi fissava mentre la sua mano era passata a solleticarmi il ventre, immersa nella schiuma.
“Per cosa?” ansimai.
“Per questo.” La sua mano si chiuse sul mio seno, strappandomi un gemito.
“Dannazione, Liz!” Si sporse e mi baciò, con urgenza e passione.
Gli mordicchiai il labbro per farlo staccare da me, volevo giocare con lui.
“A cosa devo questo bacio?” domandai, fingendomi stupita.
“Davvero non lo sai?” mi guardò dritto negli occhi.
Scossi il capo, cercando di non sorridere.
“Tu forse non te ne rendi conto  ma quando ti tocco perdi il controllo e sentirti gemere fa perdere il controllo a me.”
Fine dei giochi. Fui io a sporgermi a baciarlo, schizzando acqua fuori dalla vasca e affondando le mani, bagnate e piene di schiuma, tra i suoi capelli.
Incurante di tutto, riprese a baciarmi.
“Spogliati, vieni… qui… con… me” gli sussurrai, tra un bacio e l’altro.
“Devo chiudere a chiave, aspetta.”
Aveva molta più coscienza di me, oppure più paura di mio padre.
Girò la chiave nella serratura, lanciò via la maglia e iniziò a sbottonarsi i pantaloni mentre io mi godevo il mio spettacolo personale, sorridendo.
“Guarda che voglio essere pagato per questo spettacolo privato” ghignò ma il suo divertimento, così come il mio, si spense nell’udire la voce di mia sorella che chiamava mio padre.
“Jack, è tornato mio padre!” esclamai, sobbalzando nella vasca.
Jack impallidì e si affrettò a riallacciarsi i pantaloni.
“Vieni a controllare che non ci sia nessuno e poi chiudi quando sono uscito” mi istruì, allarmato, infilandosi la maglia di fretta.
Presi un asciugamano e uscii gocciolante, allagando il pavimento.
Sbirciai fuori e vidi il corridoio deserto. “Vai!” Sussurrai per poi accorgermi che Jack aveva della schiuma nei capelli e la maglia girata al contrario.
Il rumore di passi sulle scale mi impedì di avvisarlo. Richiusi la porta velocemente, spostandomi con un balzo all’indietro per non essere vista e finendo, inevitabilmente, per scivolare sulla pozza d’acqua che avevo creato.
“Ahi!” mi scappò.
“Liz! Ti sei fatta male?” Jack si era riavvicinato alla porta, preoccupato.
“Che è successo?” Ed era arrivato anche mio padre. Perfetto.
“Ho sentito un rumore… Liz forse è caduta. Meglio controllare!” Jack, per quanto fosse un bravo attore, non sarebbe stato mai credibile nelle condizioni assurde in cui si trovava.
“Controllo io” rispose infatti, burbero, mio padre.
“Liz, posso entrare?” vidi la maniglia abbassarsi.
“Sì papà” scivolai, aiutandomi con le mani, un po’ lontano dalla porta per permettergli di entrare; fece capolino mentre io sistemavo meglio l’asciugamano che mi copriva.
“Ti sei fatta male?”
“La caviglia” sussurrai mortificata.
“Appoggiati a me.”
Cercai di sollevarmi ma scivolai di nuovo sul pavimento con un gemito.
“Tutto bene?” si informò Jack, dal corridoio.
“Sì, devo solo farla alzare” lo liquidò mio padre, cercando di prendermi in braccio.
“Papà, fermo! La tua ernia!” Lo bloccai.
“Posso aiutarvi?”
“Entra, Jack.” Mio padre si arrese, mettendosi in piedi.
Jack mi prese in braccio, proponendo di sistemarmi sul letto della mia stanza.
Mentre uscivamo dal bagno sentii distintamente mio padre sussurrare: “Tanto non credo ci sia qualcosa che tu non hai ancora visto.”
Lo sentì anche Jack perché si irrigidì e mi sembrò quasi di vederlo arrossire.
Due idioti che si cacciavano in situazioni imbarazzanti: ecco cosa eravamo.

 

 

 

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2 thoughts on “Lezioni di seduzione – missing moment #1 La vasca

  1. Il libro è bellissimo, dolcissimo e pieno di romanticismo, ma la versione originale rimarrà sempre la più bella. ♡ Mi è dispiaciuto quando ho notato che mancavano determinate scene o comunque modificate.
    Un bacio!

    Liked by 2 people

  2. La mia vasca!!! Questa è la parte più bella di tutto il vecchio libro e rileggerla Wow. Pagherei veramente oro per avere anche solo una copia del vecchio libro, non per dire che questo nuovo sia brutto , perché non lo é, é perfettamente fantastico, ma la vecchia copia mi rimarrà sempre nel cuore e la mia preferita Sorry non ci posso fare nulla

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