Al mare con Liz e Jack – Lezioni di seduzione

Per festeggiare il Ferragosto, vi lascio in compagnia di Liz e Jack… in un extra collocabile due mesi dopo la fine di Lezioni di seduzione.

 

 

“Jack?”

Un mugolio indistinto fu l’unica risposta. Ritentai. “Jack, facciamo colazione?”

“A letto?” rispose, aprendo solo un occhio e rimanendo con metà del viso sprofondato nel cuscino.

“Pensavo in veranda, poi potremmo anche andare un po’ in spiaggia” proposi, tirando il lenzuolo in cui si era aggrovigliato nella notte. Pessima idea perché il suo corpo nudo era una fonte di distrazione che non avevo calcolato nel mio piano denominato andiamo al mare.

“Torna qua, miciotta, non ti ho dato il buongiorno” ammiccò, alzando il viso.

Scoppiai a ridere, perché con i capelli completamente sconvolti (e me ne assumevo ogni colpa) e i segni del cuscino sulla guancia non era propriamente seducente.

Jack si sedette, stropicciandosi gli occhi e mi rivolse uno sguardo fintamente offeso.

“Dai, ho già preparato il caffè” lo spronai.

“Fammi capire” iniziò, assottigliando lo sguardo. “Un giorno e ti sei già stancata?”

Alzai gli occhi al cielo, sorridendo. “Jack, sei arrivato tre giorni fa. E non abbiamo mai lasciato questa stanza.”

“Tre giorni?” domandò, genuinamente confuso.

Annuii, facendo l’errore di avvicinarmi al bordo del letto. Jack si sporse e mi afferrò per i fianchi, facendomi sbilanciare e crollare su di lui. Come faceva ad avere riflessi così pronti al risveglio?

E non solo i riflessi, a giudicare da quello che sentivo con il corpo stretto al suo.

“Ci andiamo dopo pranzo in spiaggia” propose, baciandomi il collo.

Jack era davvero bravo a convincermi e io non ero poi così motivata, considerando l’alternativa.

 

 

Stavo preparando un pranzo veloce da portare in camera, muovendomi rapida per la cucina con addosso solo la maglietta di Jack, quando sentii il rumore di un’auto che si avvicinava.

La casa al mare della mia famiglia era abbastanza isolata, quindi non c’era alcuna speranza che fosse un vicino oppure qualcuno che aveva sbagliato strada.

Sbirciai dalla finestra del salotto e i miei tremendi sospetti divennero realtà: era la macchina di mio padre e dal sedile del passeggero stava scendendo mia madre.

Corsi per il corridoio ed entrai in camera, quella che di solito era dei miei genitori e che io e Jack avevamo occupato abusivamente, riducendola in uno stato pietoso.

Sulla cassettiera erano posati piatti e bicchieri della sera precedente. Raccolsi mutande e reggiseno probabilmente di tre giorni prima, l’ultima volta che ero riuscita ad indossare biancheria. Il letto, disfatto, era vuoto.

Spalancai la porta del bagno e trovai Jack che stava uscendo dalla doccia.

“Ci sono i miei genitori!” urlai, ma la voce mi uscì stridula.

Jack sbiancò e perse la presa sull’asciugamano, rimanendo completamente nudo.

“Elizabeth?” Mia madre era entrata nella camera, ancora due passi e dalla porta del bagno interno alla stanza avrebbe visto il mio ragazzo completamente nudo. Qualcosa per cui mi sarebbe servita parecchia terapia.

Mi girai, indietreggiando di scatto, finendo per coprire Jack alla vista un secondo prima che mia madre comparisse sulla soglia.

La vidi boccheggiare, rossa in volto, alla ricerca delle parole giuste per esprimere la sua indignazione. Parole che non trovò.

“Margaret, è un piacere rivederla” la salutò Jack, alle mie spalle.

Gli tirai una gomitata che lo fece sussultare. Quell’idiota era nudo e gocciolante e aveva perfino il coraggio di salutare mia madre come se niente fosse?

“Vi aspetto in cucina” sibilò mia madre, girandosi e scomparendo.

Mi sgonfiai, sentii le spalle crollare insieme al mio umore.

“Siamo nei guai, vero?” domandò Jack.

“Niente e nessuno ha mai lasciato mia madre senza parole. Credo sia un record.”

Io e Jack ci rivestimmo, raccogliemmo i vestiti e cambiammo le lenzuola nella stanza.

“Dobbiamo andare di là, lo sai” mi ricordò, mentre giocavo con la cerniera del mio borsone per prendere tempo.

Deglutii, annuendo. Qualcuno aprì la porta, che avevo prontamente richiuso poco prima, e feci un salto anche se eravamo completamente vestiti.

“Ellybeth, dove cavolo hai messo il telefono?” mi sgridò mia sorella, a bassa voce.

“Nella borsa, credo.” O almeno era lì quando io e Jack eravamo arrivati alla casa al mare, lui direttamente da un doppio volo da Londra e io da un viaggio in autobus fino all’aeroporto. Poi avevamo preso un altro autobus e un taxi ed eravamo giunti a destinazione. Erano passati oltre tre giorni e probabilmente il mio telefono si era spento, nel frattempo.

Mia sorella doveva aver tentato di avvisarmi dell’improvvisata dei miei genitori ma non avevo ricevuto i suoi messaggi.

“Mamma non parla, vi ha beccato in bagno a fare sesso nella doccia per caso?”

“Kimberly!”

Jack era scoppiato a ridere, mai contare su di lui in quei momenti.

Kim fece spallucce, come se non fosse chissà che problema.

“Perché siete qua?” domandai, anche se ormai aveva poco senso chiederlo.

Io e Jack avremmo dovuto avere una settimana solo per noi, prima dell’arrivo degli altri.

“Mamma era alle terme con Laura, ma la sua amica è dovuta rientrare a casa perché gli operai che stanno ristrutturando la cucina avevano bisogno di supervisione.”

“E Daniel dove diavolo è finito?” scattai, sentendo lo sguardo di Jack posarsi su di me.

“E’ stato invitato al lago dai suoi amici e se ne è andato poche ore dopo che eri partita tu. Suo padre era a casa ma poi è stato richiamato al lavoro e Laura è dovuta rientrare a casa.”

Quindi era tutta colpa di Daniel, in poche parole. Era stato lui a convincere sua madre che poteva andare alle terme con la mia, usufruendo di quel soggiorno regalatole per l’anniversario e che suo marito non aveva alcuna intenzione di usare. Era tutto studiato per dare a me e Jack un po’ di privacy dopo essere rimasti due mesi separati da un intero oceano.

Però Daniel aveva apparentemente cambiato idea. Magari pensava che con suo padre a casa non ci sarebbero stati problemi oppure che, anche se fossero rientrate in anticipo dalle terme, mia madre non sarebbe ripartita subito per raggiungermi al mare.

Dove io dovevo essere ufficialmente in compagnia di Jessica, oltre che di Jack. La mia amica, invece, era partita da sola con il ragazzo Matt.

“Se era Daniel la tua copertura, potevi immaginare che sarebbe finita così” sentenziò Jack, contrito.

Non aveva accettato di buon grado che io e il mio ex migliore amico, oltre che ex primo fidanzato ufficiale, fossimo tornati in rapporti pseudo amichevoli durante l’estate, per quieto vivere delle nostre famiglie che trascorrevano molto tempo insieme.

“Elizabeth! Kimberly!” urlò mia madre dalla cucina, dove sicuramente stava ripulendo e sistemando tutto il caos che avevo lasciato nei giorni precedenti.

Seduti al tavolo per il pranzo, l’atmosfera era tesa e imbarazzata. Mio padre non aveva detto una sola parola, mia sorella tentava di iniziare qualche conversazione ma mia madre la zittiva.

“Elizabeth, aiutami a sistemare la cucina.” Mia madre si alzò e mi rassegnai a seguirla, scambiando un’occhiata rassegnata con Jack.

“Non mi aspettavo davvero di trovarvi a dormire in stanze separate” iniziò, non appena la raggiunsi e chiusi la porta che divideva la cucina dal salotto.

“Ma non credevo di trovarvi da soli e in queste condizioni!”

“Mamma…” sussurrai, un po’ tremante.

“Lo sai che Jack mi piace e so che avrete poco tempo da passare insieme nei prossimi mesi ma mi aspettavo un comportamento diverso da te.”

Non aggiunse altro, si girò e aprì il lavandino, chiudendo l’argomento.

Mi voltai per uscire, con la coda tra le gambe. Mentre abbassavo la maniglia la sentii aggiungere.

“Se non altro, pare che non diventerò nonna così giovane.”

La sentii chiudere la pattumiera e desiderai di sprofondare, sapendo che cimitero di quadratini argentati ci aveva appena trovato.

“Sono uscito dalle grazie di tua madre, vero?” mi accolse Jack, seduto sul dondolo in veranda.

“Mi ha detto che almeno non diventerà nonna così presto.”

Jack sbiancò per un istante, poi mi fece segno di sedermi accanto a lui.

“Dai, poteva andare peggio” aggiunse, passandomi un braccio attorno alle spalle.

“Peggio di così?” lo guardai, incredula, stringendomi a lui di riflesso.

Annuì, baciandomi la fronte.

“Pensa se fossero arrivati la prima sera, quando abbiamo battezzato il tavolo da pranzo perché la camera da letto era troppo lontana.”

Risi, mio malgrado, insieme a lui. Considerando come avevamo trascorso i giorni precedenti, poteva andarci decisamente peggio.

“Mi dispiace che il tempo da soli sia finito” sospirai, lasciandogli un bacio sul mento ricoperto da una corta barba di tre giorni.

“Finalmente vedremo la spiaggia, dai. Poi diventeremo creativi o corromperemo tua sorella per aiutarci.” Jack tentò di risollevarmi il morale.

“Chiamo Jessica. Lei e Matt sono in un campeggio non lontano da qua, se li invito avremo un supporto. Kimberly finirà a dover dormire nel divano letto in salotto e dovrò prometterle chissà cosa ma ne varrà la pena.”

Jack mi sollevò, mettendomi seduta sulle sue gambe, come se lo spazio inesistente tra noi fosse stato comunque troppo. “Credi che ci lasceranno dormire da soli?”

“Ovviamente no, io dovrò dormire con Jessica e tu con Matt. Ma le stanze al piano di sopra hanno la terrazza in comune” sorrisi, guardandolo e perdendomi nei suoi occhi scuri.

“Ti ho davvero rovinata, miciotta. Ormai sei una tigre” sogghignò.

Ridacchiai e mi sporsi a sussurrargli qualcosa nell’orecchio. Per confermargli che stare con lui mi aveva davvero trasformata in qualche modo. Ero molto più consapevole di me stessa, del mio corpo e delle mie capacità di seduzione.

Cara Catherine, ho davvero imparato anch’io le lezioni di William.

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