Un fidanzato di troppo

Sto cercando di riprendermi da un lunghissimo inverno che mi ha stremata fisicamente e psicologicamente. Sto cercando di tornare a scrivere ma, al momento, non ci riesco. Ho questo prologo sul computer dalla scorsa estate e ho pensato di fargli prendere un po’ d’aria, sperando che mi aiuti a tornare a fare pace con Word.

Questo è il prologo provvisiorio della nuova versione di Un fidanzato di troppo, il sequel di Lezioni di seduzione. L’ambientazione è simile a quella vecchia ma vedrete che ci sono stati sostanziali cambiamenti…

 

PROLOGO

 

“Sarà un matrimonio da favola.”

Sorrisi alle parole della mia amica e lo specchio mi confermò che l’emozione che provavo era scritta sul mio viso.

“Ora che sono riuscita a…” ma le parole di Jessica rimasero in sospeso, disturbate da un improvviso baccano che proveniva dal corridoio.

“Oh per l’amor del cielo! Ero appena riuscita a mandare via tutti, tua madre compresa, per lasciarti cinque minuti di tranquillità!” sbuffò, alzandosi a fatica dalla poltroncina e dirigendosi battagliera verso la porta, la mano posata sul ventre rigonfio.

Trattenni una risata, pensando che chiunque avesse avuto la malaugurata idea di perdersi in rumorose chiacchiere a due passi dalla suite della sposa avrebbe presto incontrato l’ira furibonda e molto ormonale di una donna al settimo mese di una gravidanza gemellare.

Jessica uscì sbattendo la porta e decisi di alzarmi dalla toletta dove avevo messo radici per ore, sotto le sapienti mani della parrucchiera. Stavo controllando di non aver sgualcito il vestito appena indossato quando la porta si riaprì.

Alzai lo sguardo e lo vidi entrare, seguito dalla furibonda Jessica.

“Tu non puoi stare qui! Sei l’ultima persona al mondo che Liz deve vedere!”

“Lascialo decidere a lei” fu la sua replica. Ma mentre le rispondeva stava in realtà fissando me, immobile nel mio abito da sposa.

“Non penso che…” la voce mi uscì a stento.

“Solo cinque minuti, non ti chiedo altro” mi pregò, con una tale amarezza negli occhi che potei solo annuire.

“Elizabeth!” si indignò Jessica, le mani sui fianchi e lo sguardo improvvisamente simile a quello di mia madre. Tutta la mia compassione andò alle due bambine in arrivo.

“Jessica.” La guardai con determinazione e funzionò. Con un ultimo sbuffo di frustrazione, si girò e uscì.

“Ho rischiato di farmi picchiare da una donna incinta, vero?” sdrammatizzò, ma la sua battuta non mi fece nemmeno sorridere.

“Cosa ci fai qui?”

Sospirò e si massaggiò una tempia con energia. “Non lo so” ammise, con una smorfia.

“Ok.” No, tutto il contrario in verità.

“Non credevo che mi avrebbe fatto così male, dopo tutti questi anni” continuò poi, inaspettatamente.

Feci per replicare ma non me ne diede il tempo: “è assurdo che mi aspettassi un invito, vero?”

Annuii, incapace di parlare. Lui semplicemente accennò una risata nervosa.

“Sei bellissima” si sforzò di sorridere ma il sorriso non arrivò ai suoi occhi.

“Grazie. Io davvero non credo che…”

“No, hai ragione. Ora vado. Volevo solo vederti nel tuo giorno più bello.” Dal quale lui era stato escluso, era il riferimento sotteso.

“Mi dispiace” sussurrai, stringendomi una mano nell’altra per non fargli notare il mio improvviso tremore.

“Anche a me. L’importante è che tu sia felice. Solo questo.” Mi sembrò che volesse avvicinarsi per abbracciarmi ma ci ripensò. Mi fece un cenno con il capo e si avviò verso la porta, rimasta aperta.

Jessica era sicuramente nei pressi, a vigilare e sbuffare fumo dalle orecchie. Nel suo vestito verde smeraldo poteva davvero sembrare il drago posto a guardia della principessa.

Lo vidi darmi le spalle e andarsene. Mi aveva colta alla sprovvista e non ero riuscita a parlare. Avrei voluto dirgli che non lo avrei mai dimenticato, che il nostro passato avrebbe avuto sempre un posto speciale nei miei ricordi. Che negli ultimi anni mi era mancato, che avrei voluto chiamarlo ma non sapevo come avrebbe reagito.

Tornai a sedermi, sentendo improvvisamente i lacci del vestito stringermi il bacino con troppa forza. Presi un respiro e poi un altro, le mani strette allo stomaco.

“Io lo uccido. Tanto non mi arrestano se sono vicina al parto, no?” esordì Jessica.

“Va tutto bene” sussurrai, con gli occhi lucidi.

“No! Tu dovresti sorridere, come stavi facendo prima! Non ripensare a cose successe una vita fa!”

“Jessica, chiudi la porta e non urlare” la redarguii, con la voce rotta.

“Vado a chiamare rinforzi” sparì prima che potessi urlare di non chiamare nessuno.

Sperai che si riferisse a mia sorella ma sicuramente Kimberly era nella sala del ricevimento a controllare l’allestimento. Oppure a infilare Valium nel bicchiere di nostra madre.

I rinforzi arrivarono dopo due minuti e finalmente Jessica chiuse la porta.

“Dovrei sentirmi offesa perché non mi ascolti, in qualità di migliore amica storica, damigella d’onore e donna che sta soffrendo perché non le entrano le scarpe che aveva scelto da quanto ha i piedi gonfi.”

La risata, che risuonò nella stanza, mi portò il sorriso. “Ora ci sono anch’io, tranquilla.”

“Ho quasi temuto che tu fossi andata a cercare…”

“Ma scherzi?” mi interruppe subito Jessica, “Ho avvisato tutti di tenere lo sposo confinato nell’altra ala. Se solo avesse visto il tuo visitatore a sorpresa sarebbe finita male. Male nel senso di un milione di visualizzazioni su YouTube per il video della scazzottata.”

Sospirai, un po’ più rilassata ma ancora con quel senso di oppressione al petto.

“Jessica, ci lasci soli un minuto?”

Sorrisi grata della proposta e di non averla dovuta fare in prima persona. Adoravo Jess, era la mia migliore amica da una vita intera ma in quel momento non mi stava aiutando a calmarmi.

“Due minuti e poi scendiamo. Vedi di riportarle il sorriso sulle labbra, conto su di te” lo istruì perentoria, chiudendosi la porta alle spalle.

“Io davvero non vorrei essere nei panni di Matt. Da quando è incinta…”

“Fa davvero paura” terminai la frase, ridendo.

Si avvicinò a me, inginocchiandosi di fronte e prendendomi una mano. Quel gesto mi riportò improvvisamente indietro di anni.

“Liz, respira. Va tutto bene.”

“Mi sembra di averla già vista questa scena” sorrisi.

“Il tuo vestito è più bello di quello di Catherine” mi fece l’occhiolino.

Risi, sentendo sciogliersi la tensione. “Ok, va meglio. Grazie.”

“Non te lo aspettavi, vero?” domandò, con improvvisa gravità, scrutandomi attentamente.

Scossi il capo.

“Non hai nulla di cui sentirti in colpa, lo sai vero? La vita è bella perché accadono cose che ci sorprendono. Come quando vieni scelta come protagonista di uno spettacolo teatrale dal copione un po’ particolare” mi sorrise, contagiandomi di nuovo.

Il suo sorriso era sempre stato una medicina.

“Sono pronta.”

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