[fallsofarc books party] Estratti inediti

Mille volte grazie alle blogger che si sono offerte di ospitare questo piccolo party per festeggiare con me. Solitamente non organizzo mai nulla per il mio compleanno ma, quest’anno, ho pensato di fare un tentativo di social party insieme a voi e ai miei personaggi.

Vi riepilogo tutte le tappe e poi vi faccio leggere qualcosina di nuovo.

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Grazie mille a chi ha visitato o visiterà i blog, se li troverete interessanti spero continuerete a seguire queste bravissime blogger!

Ora, veniamo a noi. Latito da un po’ qua sul blog perché non ho news da darvi, purtroppo, però ci tenevo a farvi leggere qualcosa di nuovo. Non so quando, dove e come questi progetti vedranno la luce, dipende da mille fattori. Grazie, perciò, del vostro sostegno, se e quando una nuova storia vedrà la luce sarà gran parte merito di ciò che avete fatto per Lezioni e Onde, acquistandoli, leggendoli e consigliandoli.

Dai primi capitoli della nuova versione di Un fidanzato di troppo, sequel di Lezioni di seduzione:

Mi misi seduta sul bordo del letto, sperando di aver sognato ma i colpi ripresero. Nel tempo che impiegai per uscire dalla mia stanza, ero stata già battuta da Rick che, senza curarsi di essere solo in boxer, aveva aperto al visitatore mattutino.
“Daniel?” sgranai gli occhi, vedendolo in cucina.
Danny mi fece un sorriso tirato. “Scusami per l’orario.”
“Potevi almeno portare la colazione” commentò Rick, ottenendo un’occhiata ammonitrice da parte mia.
“Non mi aspettavo che Lizzy avesse ospiti” ribatté Daniel, piccato.
Rick si passò una mano sul viso e sbadigliò. “Vado in bagno.”
Scelta giusta, per una volta. Daniel era già infastidito e io ero ancora troppo insonnolita per affrontare la solita tensione tra loro.
Rick mi passò accanto ma invece di proseguire si fermò e mi prese il mento con due dita per guardarmi dritto negli occhi. “Come stai?”
“Bene.” Sfuggii dal suo sguardo e dalla sua presa.
“Faccio finta di crederci” sussurrò, poi si sporse a lasciarmi un bacio sulla fronte.

E dal prologo di una nuova commedia romantica, ambientata in Italia:

“Ti ha riconosciuto” sbiancò, guardando lui.
“Già. Tra un’ora la tua gravidanza sarà su tutti i siti di gossip.”
Ma io non sono incinta! Avrebbe voluto urlare. E nemmeno ci vado a letto con questo idiota!
Tutta colpa dei social e di quel maledetto ricatto.

Spero di avervi incuriosito un pochino e di avere news da qui a fine anno! Se volete chiacchierare con me mi trovate sulla pagina facebook, nel gruppo Tra palco e realtà, su Twitter, Instagram e Wattpad.

Per finire, ecco il form del giveway per vincere una copia di Lezioni di seduzione e Onde di velluto. Per partecipare basta lasciare un commento qua sul blog o su uno dei blog linkati sopra e compilare il form qua: a Rafflecopter giveaway

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fallsofarc vi scrive

Questa è una lettera aperta a voi, tutte voi che dal 2009 fino allo scorso anno mi avete letta quando ero solo un nickname.

A chi c’è dall’inizio, a chi è rimasto e ha atteso a lungo. Anche a chi ha trovato le mie storie online quando ormai non ne stavo più pubblicando da tempo.

A chi mi ha contattata con una recensione, una e-mail, un messaggio, in mille modi diversi, una o dieci volte. A chi mi ha raccontato di sè e mi ha ringraziata per aver trasmesso qualcosa. Una risata, un’emozione, un passatempo.

A chi è corso in libreria a prenotare o comprare Lezioni di seduzione. A chi è rimasto deluso per la nuova versione e me l’ha fatto sapere, a chi ha taciuto. A chi l’ha apprezzata e vuole darmi ancora fiducia. A chi aspettava il seguito o una delle storie che sono ancora online o che non ho mai terminato.

So di essere stata assente a lungo, quasi tre anni, e ho perso i contatti anche con quanti messaggiavo sui social, oltre che su efp, da lettrice o da autrice. Perciò grazie, mille volte grazie, a chi non mi ha dimenticata, a chi mi ha voluta sostenere di nuovo perfino fuori dal web.

Lezioni di seduzione libro forse non è stato ciò che vi aspettavate. Ho apprezzato ogni critica e ogni commento, ogni confronto. Non sto a spiegarvi, di nuovo, come è stato riscriverlo da capo, intervenire su una storia che amavo ma che sentivo già troppo lontana da me e che portava con sè ricordi dolci ma anche amari (per ragioni che non sto a spiegare). Volevo darvi qualcosa di nuovo perché avesse un senso rileggerlo, creare due nuovi Liz e Jack che fossero simili agli originali ma anche più vicini al mio modo di essere, ora che nella mia vita tutto è cambiato rispetto al 2010.

Per questo motivo ho capito che intervenire così massicciamente su una struttura nata per altri scopi, con un formato a capitoli (a episodi come una sit-com, così l’ho sempre considerata con affetto) per trasformarla in un romanzo non era un’esperienza che avevo forza di ripetere, in questo momento. Un fidanzato di troppo avrebbe le stesse problematiche, perché la storia principale ormai si è discostata molto dalla versione precedente.  Non rinuncio a riscriverla, a terminarla. Lo devo a Jack e Liz. Lo devo a voi.

Però avevo bisogno di potervi dare qualcosa di nuovo, di non vivere perennemente il senso del confronto. Ecco perché non è Linea 97, che amate in tanti e che amo anche io, a uscire in libreria. Nulla vietava che proponessi una nuova versione di quella ma… no. Avevo bisogno di creare qualcosa, di vedere se potevo farvi emozionare come un tempo, ricominciando da capo.

Ho fatto questa scommessa e ho dato tutto ciò che potevo nel farla. Non lo so quante di voi mi vorranno dare ancora fiducia, ma vi ringrazio già da ora, in ogni caso. Per tutto quello che mi avete regalato. Scrivere per me, e per voi, per noi, per stare insieme e passare il tempo… è stato un onore, una gioia, un sogno.

Io vi aspetto ancora, la mia porta è sempre aperta. Sul web e fuori dal web.

 

fallsofarc, ma anche Chiara Venturelli

 

Lezioni di seduzione… in radio

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Dall’uscita di Lezioni di seduzione in libreria, il mio libro è stato citato in numerose trasmissioni radio e io stessa ne sono stata ospite. Sono state esperienze meravigliose, ero sempre molto emozionata ma felicissima di queste enormi opportunità di parlare di Lezioni di seduzione e della collana Talent.

Di seguito, l’elenco delle trasmissioni che hanno ospitato il mio libro e/o me direttamente e i link ai podcast, se disponibili:

 

Al mare con Liz e Jack – Lezioni di seduzione

Per festeggiare il Ferragosto, vi lascio in compagnia di Liz e Jack… in un extra collocabile due mesi dopo la fine di Lezioni di seduzione.

 

 

“Jack?”

Un mugolio indistinto fu l’unica risposta. Ritentai. “Jack, facciamo colazione?”

“A letto?” rispose, aprendo solo un occhio e rimanendo con metà del viso sprofondato nel cuscino.

“Pensavo in veranda, poi potremmo anche andare un po’ in spiaggia” proposi, tirando il lenzuolo in cui si era aggrovigliato nella notte. Pessima idea perché il suo corpo nudo era una fonte di distrazione che non avevo calcolato nel mio piano denominato andiamo al mare.

“Torna qua, miciotta, non ti ho dato il buongiorno” ammiccò, alzando il viso.

Scoppiai a ridere, perché con i capelli completamente sconvolti (e me ne assumevo ogni colpa) e i segni del cuscino sulla guancia non era propriamente seducente.

Jack si sedette, stropicciandosi gli occhi e mi rivolse uno sguardo fintamente offeso.

“Dai, ho già preparato il caffè” lo spronai.

“Fammi capire” iniziò, assottigliando lo sguardo. “Un giorno e ti sei già stancata?”

Alzai gli occhi al cielo, sorridendo. “Jack, sei arrivato tre giorni fa. E non abbiamo mai lasciato questa stanza.”

“Tre giorni?” domandò, genuinamente confuso.

Annuii, facendo l’errore di avvicinarmi al bordo del letto. Jack si sporse e mi afferrò per i fianchi, facendomi sbilanciare e crollare su di lui. Come faceva ad avere riflessi così pronti al risveglio?

E non solo i riflessi, a giudicare da quello che sentivo con il corpo stretto al suo.

“Ci andiamo dopo pranzo in spiaggia” propose, baciandomi il collo.

Jack era davvero bravo a convincermi e io non ero poi così motivata, considerando l’alternativa.

 

 

Stavo preparando un pranzo veloce da portare in camera, muovendomi rapida per la cucina con addosso solo la maglietta di Jack, quando sentii il rumore di un’auto che si avvicinava.

La casa al mare della mia famiglia era abbastanza isolata, quindi non c’era alcuna speranza che fosse un vicino oppure qualcuno che aveva sbagliato strada.

Sbirciai dalla finestra del salotto e i miei tremendi sospetti divennero realtà: era la macchina di mio padre e dal sedile del passeggero stava scendendo mia madre.

Corsi per il corridoio ed entrai in camera, quella che di solito era dei miei genitori e che io e Jack avevamo occupato abusivamente, riducendola in uno stato pietoso.

Sulla cassettiera erano posati piatti e bicchieri della sera precedente. Raccolsi mutande e reggiseno probabilmente di tre giorni prima, l’ultima volta che ero riuscita ad indossare biancheria. Il letto, disfatto, era vuoto.

Spalancai la porta del bagno e trovai Jack che stava uscendo dalla doccia.

“Ci sono i miei genitori!” urlai, ma la voce mi uscì stridula.

Jack sbiancò e perse la presa sull’asciugamano, rimanendo completamente nudo.

“Elizabeth?” Mia madre era entrata nella camera, ancora due passi e dalla porta del bagno interno alla stanza avrebbe visto il mio ragazzo completamente nudo. Qualcosa per cui mi sarebbe servita parecchia terapia.

Mi girai, indietreggiando di scatto, finendo per coprire Jack alla vista un secondo prima che mia madre comparisse sulla soglia.

La vidi boccheggiare, rossa in volto, alla ricerca delle parole giuste per esprimere la sua indignazione. Parole che non trovò.

“Margaret, è un piacere rivederla” la salutò Jack, alle mie spalle.

Gli tirai una gomitata che lo fece sussultare. Quell’idiota era nudo e gocciolante e aveva perfino il coraggio di salutare mia madre come se niente fosse?

“Vi aspetto in cucina” sibilò mia madre, girandosi e scomparendo.

Mi sgonfiai, sentii le spalle crollare insieme al mio umore.

“Siamo nei guai, vero?” domandò Jack.

“Niente e nessuno ha mai lasciato mia madre senza parole. Credo sia un record.”

Io e Jack ci rivestimmo, raccogliemmo i vestiti e cambiammo le lenzuola nella stanza.

“Dobbiamo andare di là, lo sai” mi ricordò, mentre giocavo con la cerniera del mio borsone per prendere tempo.

Deglutii, annuendo. Qualcuno aprì la porta, che avevo prontamente richiuso poco prima, e feci un salto anche se eravamo completamente vestiti.

“Ellybeth, dove cavolo hai messo il telefono?” mi sgridò mia sorella, a bassa voce.

“Nella borsa, credo.” O almeno era lì quando io e Jack eravamo arrivati alla casa al mare, lui direttamente da un doppio volo da Londra e io da un viaggio in autobus fino all’aeroporto. Poi avevamo preso un altro autobus e un taxi ed eravamo giunti a destinazione. Erano passati oltre tre giorni e probabilmente il mio telefono si era spento, nel frattempo.

Mia sorella doveva aver tentato di avvisarmi dell’improvvisata dei miei genitori ma non avevo ricevuto i suoi messaggi.

“Mamma non parla, vi ha beccato in bagno a fare sesso nella doccia per caso?”

“Kimberly!”

Jack era scoppiato a ridere, mai contare su di lui in quei momenti.

Kim fece spallucce, come se non fosse chissà che problema.

“Perché siete qua?” domandai, anche se ormai aveva poco senso chiederlo.

Io e Jack avremmo dovuto avere una settimana solo per noi, prima dell’arrivo degli altri.

“Mamma era alle terme con Laura, ma la sua amica è dovuta rientrare a casa perché gli operai che stanno ristrutturando la cucina avevano bisogno di supervisione.”

“E Daniel dove diavolo è finito?” scattai, sentendo lo sguardo di Jack posarsi su di me.

“E’ stato invitato al lago dai suoi amici e se ne è andato poche ore dopo che eri partita tu. Suo padre era a casa ma poi è stato richiamato al lavoro e Laura è dovuta rientrare a casa.”

Quindi era tutta colpa di Daniel, in poche parole. Era stato lui a convincere sua madre che poteva andare alle terme con la mia, usufruendo di quel soggiorno regalatole per l’anniversario e che suo marito non aveva alcuna intenzione di usare. Era tutto studiato per dare a me e Jack un po’ di privacy dopo essere rimasti due mesi separati da un intero oceano.

Però Daniel aveva apparentemente cambiato idea. Magari pensava che con suo padre a casa non ci sarebbero stati problemi oppure che, anche se fossero rientrate in anticipo dalle terme, mia madre non sarebbe ripartita subito per raggiungermi al mare.

Dove io dovevo essere ufficialmente in compagnia di Jessica, oltre che di Jack. La mia amica, invece, era partita da sola con il ragazzo Matt.

“Se era Daniel la tua copertura, potevi immaginare che sarebbe finita così” sentenziò Jack, contrito.

Non aveva accettato di buon grado che io e il mio ex migliore amico, oltre che ex primo fidanzato ufficiale, fossimo tornati in rapporti pseudo amichevoli durante l’estate, per quieto vivere delle nostre famiglie che trascorrevano molto tempo insieme.

“Elizabeth! Kimberly!” urlò mia madre dalla cucina, dove sicuramente stava ripulendo e sistemando tutto il caos che avevo lasciato nei giorni precedenti.

Seduti al tavolo per il pranzo, l’atmosfera era tesa e imbarazzata. Mio padre non aveva detto una sola parola, mia sorella tentava di iniziare qualche conversazione ma mia madre la zittiva.

“Elizabeth, aiutami a sistemare la cucina.” Mia madre si alzò e mi rassegnai a seguirla, scambiando un’occhiata rassegnata con Jack.

“Non mi aspettavo davvero di trovarvi a dormire in stanze separate” iniziò, non appena la raggiunsi e chiusi la porta che divideva la cucina dal salotto.

“Ma non credevo di trovarvi da soli e in queste condizioni!”

“Mamma…” sussurrai, un po’ tremante.

“Lo sai che Jack mi piace e so che avrete poco tempo da passare insieme nei prossimi mesi ma mi aspettavo un comportamento diverso da te.”

Non aggiunse altro, si girò e aprì il lavandino, chiudendo l’argomento.

Mi voltai per uscire, con la coda tra le gambe. Mentre abbassavo la maniglia la sentii aggiungere.

“Se non altro, pare che non diventerò nonna così giovane.”

La sentii chiudere la pattumiera e desiderai di sprofondare, sapendo che cimitero di quadratini argentati ci aveva appena trovato.

“Sono uscito dalle grazie di tua madre, vero?” mi accolse Jack, seduto sul dondolo in veranda.

“Mi ha detto che almeno non diventerà nonna così presto.”

Jack sbiancò per un istante, poi mi fece segno di sedermi accanto a lui.

“Dai, poteva andare peggio” aggiunse, passandomi un braccio attorno alle spalle.

“Peggio di così?” lo guardai, incredula, stringendomi a lui di riflesso.

Annuì, baciandomi la fronte.

“Pensa se fossero arrivati la prima sera, quando abbiamo battezzato il tavolo da pranzo perché la camera da letto era troppo lontana.”

Risi, mio malgrado, insieme a lui. Considerando come avevamo trascorso i giorni precedenti, poteva andarci decisamente peggio.

“Mi dispiace che il tempo da soli sia finito” sospirai, lasciandogli un bacio sul mento ricoperto da una corta barba di tre giorni.

“Finalmente vedremo la spiaggia, dai. Poi diventeremo creativi o corromperemo tua sorella per aiutarci.” Jack tentò di risollevarmi il morale.

“Chiamo Jessica. Lei e Matt sono in un campeggio non lontano da qua, se li invito avremo un supporto. Kimberly finirà a dover dormire nel divano letto in salotto e dovrò prometterle chissà cosa ma ne varrà la pena.”

Jack mi sollevò, mettendomi seduta sulle sue gambe, come se lo spazio inesistente tra noi fosse stato comunque troppo. “Credi che ci lasceranno dormire da soli?”

“Ovviamente no, io dovrò dormire con Jessica e tu con Matt. Ma le stanze al piano di sopra hanno la terrazza in comune” sorrisi, guardandolo e perdendomi nei suoi occhi scuri.

“Ti ho davvero rovinata, miciotta. Ormai sei una tigre” sogghignò.

Ridacchiai e mi sporsi a sussurrargli qualcosa nell’orecchio. Per confermargli che stare con lui mi aveva davvero trasformata in qualche modo. Ero molto più consapevole di me stessa, del mio corpo e delle mie capacità di seduzione.

Cara Catherine, ho davvero imparato anch’io le lezioni di William.

Chi è Elizabeth? – Prequel di Lezioni di seduzione

“Jack, stasera passi al pub?”
Kristen mi aveva seguito fuori dall’aula, per l’ennesima volta. Aveva iniziato la seconda settimana di corso a tendermi agguati a fine lezione ma due chiacchiere le facevo anche volentieri. Soprattutto perché ogni settimana la profondità della sua scollatura aumentava.
Mi fermai e mi girai per risponderle. “No, stasera lavoro.”
La vidi mettere il broncio, facendo scendere ancora la maglia lungo i fianchi. Il reggiseno di pizzo blu faceva allegramente capolino dalla scollatura.
Come attrice era decisamente negata, dovevo ammetterlo. Tendeva ad essere eccessiva in tutto.
“Speravo che avresti avuto tempo di spiegarmi l’esercizio di oggi” mi pregò, avvicinandosi per posarmi una mano sul torace.
“Non era difficile” le sorrisi, lievemente.
“Già. Ma non ho dato il meglio, lo so. E la prossima volta verranno annunciati i ruoli per lo spettacolo!” si imbronciò per un attimo, mentre osservava gli altri compagni di corso che si allontanavano dalla porta.
“Mi consolo di aver fatto meno schifo di lei” sentenziò, indicando Elizabeth.
Da come la vidi irrigidire le spalle, mentre camminava tutta sola come sempre, ero pronto a scommettere che avesse udito Kristen sparlare di lei. Non che le avesse mai risparmiato prese in giro più che palesi anche a lezione.
“Penso che sia solo molto timida” mi ritrovai a difenderla, senza nemmeno rendermene conto.
“Perché ha scelto questo corso proprio non lo so! Si vede che non le interessa nulla e non parla mai con nessuno. E’ proprio un’asociale!” concluse poi, sbuffando.
Forse una volta ci avevo anche parlato con Elizabeth ma non ne ero certo. A malapena avevo sentito la sua voce durante qualche esercizio. Però mi incuriosiva la sua presenza, sembrava totalmente a disagio e per nulla interessata a farsi notare, tutto il contrario di Kristen e delle altre ragazze.
“Comunque, tornando a noi” sorrise, carezzandomi il torace. “Domani sera sei libero?”
La prima volta che Kristen mi si era buttata addosso, alla fine della prima settimana del corso, c’era stato qualche bacio nel buio del vicolo dietro il pub ma, grazie al cielo, ero in ritardo per il lavoro. Se me la fossi portata a letto non me la sarei più tolta dai piedi.
Aveva un bel fisico, indubbiamente, ma era insopportabile e soprattutto sapeva benissimo di chi ero figlio. Avevo chiesto al professore di non chiamarmi mai per cognome ma durante il primo appello, l’avevo vista drizzare le antenne, pensando di aver vinto la lotteria.
L’ultima cosa che volevo era finire invischiato con una versione più giovane delle donne che frequentava mio fratello Luke.
Tenerla distante stava diventando un’impresa non da poco, ormai avevo esaurito le scuse mentre lei terminava di farmi sbirciare, uno dopo l’altro, la sua intera collezione di reggiseni.
Finsi di sentir vibrare il telefono in tasca e con un sorriso di circostanza, mi allontanai di fretta. Presi la strada che portava verso un altro dipartimento e, con la coda dell’occhio, notai Elizabeth. Era seduta su una panchina e stava parlando al telefono.
Non l’avevo mai vista ridere a lezione, era sempre troppo nervosa e intimidita. Mi avvicinai, incuriosito.
“No, i ruoli li assegna la prossima volta. Però ho il copione da leggere.”
Con chi stava parlando? Il fidanzato?
Rise di nuovo, prima di continuare. “Ma no! Credo sia una commedia in costume. Sarà una noia mortale.”
Mi trattenni a stento dal ridere, perché io l’avevo già letto il copione ed era tutto fuorché noioso. Essere il primo della classe aveva i suoi vantaggi.
“No, non esco stasera. Devo studiare” fece una pausa mentre probabilmente la stavano convincendo a mollare i libri. “Non ricominciare, dai! Esci e divertiti anche per me.”
Forse aveva ragione Kristen su di lei, tutto sommato. Stava mandando il suo ragazzo fuori da solo per rimanere sui libri!
“Lo so, lo so. Ti voglio bene anch’io, a domani.”
Mi allontanai prima che mi scoprisse troppo vicino di quanto sarebbe stato opportuno.
Non sapevo spiegarmi il perché ma ero curioso di vederla recitare davvero, sul palco. Per essere così studiosa, al punto da rimanere chiusa a studiare a inizio semestre, non si stava impegnando per nulla al corso di teatro oppure aveva semplicemente bisogno di trovare la giusta motivazione.
Per un breve istante, la immaginai a dover rivestire i panni della protagonista. Scoppiai a ridere, da solo come un idiota, perché era impossibile che accadesse.
Purtroppo, aveva più probabilità Kristen di essere scelta ed era la persona meno adatta a interpretare una giovane e virginale fanciulla del settecento.
In fin dei conti, sarebbe stata una bella sfida sedurre una Catherine interpretata proprio da Elizabeth…

Lezioni di seduzione

 

Miciotta, ti scrivo… #LezionidiSeduzione

N.B. Questa lettera si colloca alla fine dell’ultimo capitolo di Lezioni di seduzione, prima dell’epilogo. E’ un adattamento della vecchia e-mail di Jack nella vecchia versione della storia.

 

Liz,

quando leggerai questa lettera io sarò già in viaggio, lontano da te.

Mentre ti scrivo, tu stai dormendo al mio fianco ma io non riesco a prendere sonno.

Sono le ultime ore che posso passare con te e voglio ricordare esattamente ogni particolare del tuo viso e del tuo corpo.

Ho una folle paura di dimenticare il tuo profumo in questi mesi, è assurdo lo so. Non sono mai stato il genere di persona che si perde in inutili smancerie ma ne ho sentito il bisogno, perciò non ti domandare dove è finito il tuo bagnoschiuma perché l’ho preso io.

Sono drogato totalmente di te, ho esagerato in questi giorni e ne pagherò le conseguenze, lo so.

Non mi pento di averti fatta mia ogni notte e ogni giorno, di averti baciato fino a non respirare, di essermi addormentato accanto a te e di essermi svegliato con i tuoi baci e le tue coccole.

Sarà tremendo cercare il tuo corpo nella notte e non trovarlo, non sentirti calda e morbida contro di me, non poter immergere il viso tra i tuoi capelli e respirarti.

Vorrei svegliarti ora, per rifare ancora l’amore con te, per stringerti ancora una volta ma ti sei addormentata da poco ed è stata una notte intensa.

Trovarti sul pavimento del bagno, mentre sfogavi tutte le lacrime che hai cercato di tenere lontane, mi ha fatto stare malissimo.

Non te l’ho più detto, non dopo la prima volta, ma non ho mai smesso di chiedermi se avrei dovuto rifiutare, perché temo di perderti. Tu sei qualcosa che non posso controllare, sei una variabile, non una costante, perché so che potrei fare una cazzata e perderti come so che potresti stancarti di aspettarmi.

E’ questo che non mi fa dormire stanotte. Te l’ho letto negli occhi, ti conosco ormai, so che hai pensato che non resisterò troppi mesi senza fare sesso. Onestamente, lo avrei creduto anch’io, fino a poche settimane fa ma ora non mi accontenterei, non più. Perché far godere te è qualcosa di sconvolgente, è una soddisfazione vera e profonda, è appagante ed eccitante, così come lo è quando tu mi tocchi.

Il tuo tocco è unico e non riuscirei più ad accettare quello di un’altra: sei un cocktail perfetto di malizia e purezza, di ingenuità e seduzione.

Perché dovrei accontentarmi di un vino scadente quando mi sono ubriaco di champagne fino ad ora? Quando ho avuto il meglio e posso averlo ancora, averti ancora.

Non posso davvero andarmene dall’altra parte dell’oceano! Voglio restare qui, in questo letto, con te accanto.

Mancano quattro ore, quattro misere ore. Ho deciso di svegliarti, ho bisogno di sentirti parlare, ho bisogno di vedere i tuoi occhi, ho bisogno di sentire il tuo sapore.

Perché so che, quando saremo lontani, rimpiangerò di non aver usato ogni secondo finché potevo ancora stare con te.

Ti amo, Elizabeth.

 

Tuo Jack

Jack…o William? – Missing moment Lezioni di Seduzione

“Mi hai chiamato George.” Jack sarebbe sembrato perfino offeso, se non avesse avuto quel suo solito ghigno beffardo sul volto.
“Sono esausta” sussurrai, sedendomi direttamente per terra, sul palco.
“Dieci minuti di pausa!” concesse finalmente il professore.
“Vado a prendere qualcosa da bere” si offrì Rick, mentre mi rialzavo stancamente e arrancavo giù dalla scaletta.
Superai diverse file di poltroncine, prima di sedermi, lontana dal vociare dei miei compagni di corso.
Solo due minuti, mi ripromisi, chiudendo gli occhi e abbandonando il viso tra le braccia posate sullo schienale della poltrona di fronte.
In un secondo, eravamo di nuovo sul palco. Non mi sentivo più così sfinita, anche se la prova costumi era stata anticipata e il vestito di Catherine era scomodo e troppo stretto.
“Questa giornata non finisce più” borbottai, avvicinandomi a Jack, particolarmente impettito e rigido nel panciotto di William.
“Impaziente delle nostre lezioni in biblioteca, Catherine?”
Alzai gli occhi al cielo, di fronte allo sguardo impertinente di William. Indossando i suoi abiti Jack si era già calato nella parte, non che gli risultasse poi così difficile…
“Non vedo l’ora di andare a letto” sussurrai, cercando il professore per non perdermi il suo cenno di inizio prove. Ma attorno a noi era tutto così buio che non distinguevo più la platea.
Jack mi restituì uno sguardo sorpreso che mi fece ridere. “Non ti stavo facendo una proposta!” lo presi in giro.
“Catherine, sono felice di notare che avete ritrovato il vostro buon umore. A cena, mi avete ignorato tutto il tempo” sussurrò, avvicinandosi a me.
“Dov’è George?” rimasi anch’io nel personaggio, considerando che Jack era ormai perso negli abiti di William.
“Oh, non di nuovo lui! Va bene, ammetto che il vostro astuto gioco ha avuto successo. Sono geloso delle attenzioni che gli avete riservato. Siete contenta di saperlo?”
“Sono contenta di sentirlo ammettere… almeno da William” gli lanciai uno sguardo divertito. “Mi era venuto il dubbio, se devo essere sincera – e Catherine lo è sempre – fin dalla scenata di quel mattino quando ci hai trovato parecchio svestiti.”
Mi aspettavo una risata, una battuta arrogante oppure maliziosa. Quello che non mi aspettavo era vederlo irrigidirsi ulteriormente, con uno sguardo lampeggiante d’ira.
“Oh eccovi qua!” Rick e la sua capacità di arrivare nel momento peggiore.
“Che diavolo avevate intenzione di fare?” Jack lo attaccò, parandosi di fronte a lui.
“Non so di cosa stiate parlando, Mr…” Rick era genuinamente confuso, tanto quanto lo ero io.
“Non provate nemmeno a negare! Catherine lo ha appena ammesso! Il vostro brillante piano prevedeva di comprometterla per assicurarvi la sua mano?”
“Eh no. Non una nuova scena da imparare! Mancano due giorni alla prima, non possono esserci state altre modifiche al copione!” Sbuffai, girandomi per cercare quel folle commediografo da strapazzo.
“Catherine, vi sentite bene?” Rick si avvicinò, ignorando lo sguardo minaccioso di Jack.
“Sentite, possiamo fare una pausa? Questa scena non la conosco e di certo non mi metto a improvvisare. Jack, per favore” lo supplicai, ero arrivata a quel punto.
Era bravo nei panni del gentiluomo divorato da bruciante gelosia ma a me serviva tornasse ad essere Jack per aiutarmi a sopravvivere a quell’ennesima aggiunta da imparare.
“E questo Jack chi sarebbe? Catherine, credo che le Lezioni di seduzione siano state fin troppo efficaci. Dobbiamo parlare, in privato.”
William era affascinante e seducente, la maggior parte delle volte. Ma questo suo lato possessivo e dominante non lo sopportavo. D’altronde non eravamo più nel diciassettesimo secolo da un pezzo e non dovevo certo sottostare ai suoi ordini.
“William, puoi sparire un istante e tornare nel tuo secolo? Ho bisogno di aiuto! Rick, almeno tu!” mi rivolsi al mio amico, che mi restituì uno sguardo confuso e preoccupato.
“Venite, Catherine. Vi accompagno nella vostra stanza e suoniamo per un tè” si offrì, mettendomi una mano sul suo braccio.
“Voi non la portate da nessuna parte. Tantomeno nella sua stanza!” Jack era furibondo.
“Ok, time-out! Mi state facendo diventare matta con William e George! Giuro che se fossi Catherine ora vi pianterei entrambi e me la farei con lo stalliere!”
“Non era così che doveva andare” sussurrò William, scuotendo la testa. “Ma mi vedo costretto a confessare a vostro padre di avervi compromessa. Forse una volta che sarete la mia promessa, ritornerete in voi.”
“Cosa avete fatto?” il caro e quieto George era scattato in avanti, afferrando in un pugno il panciotto di William.
“Ma la volete finire? Lo sanno anche i muri che io e lui siamo stati a letto insieme!” indicai Jack che mi restituì un ghigno compiaciuto. Lo avrei preso a schiaffi!
“Catherine! Avete permesso che questo libertino vi seducesse?” George mi guardò con indignazione.
“Anche se è finita come è finita, non me ne pento” guardai Jack negli occhi, approfittando del momento surreale per confessargli quello che provavo.
“Non è finito nulla, dolce Catherine. Dovete solo lasciar perdere questo damerino e sposarmi” William si era scrollato di dosso la mano di George e si era avvicinato. Gli occhi scuri bruciavano di passione.
Me lo ritrovai inginocchiato ai miei piedi.
“Jack, guarda che devo sposare George” sussurrai, confusa ma anche divertita.
“Non lo permetterei mai. Vi amo, Catherine.”
Avrei dato qualsiasi cosa per sentirlo dichiararsi così, perciò odiai che stesse recitando e che, di nuovo, quella stupida e folle commedia stesse incasinando la mia vita e il mio cuore.
Gli occhi mi si riempirono di lacrime. “Vorrei che Lezioni di seduzione non esistesse.”
“Non dovete preoccuparvi, amore mio. Nessuno saprà delle nostre notti. Chiederò una licenza speciale e in pochi giorni saremo marito e moglie.”
“Smettila. Per favore. Non giocare con me” lo pregai, tra i singhiozzi.
“Mi sembra evidente che non vi vuole. Forse un duello vi chiarirà che non avete ancora vinto la sua mano né il suo cuore.” Ci mancava solo Rick a dargli man forte in quel suo folle gioco a improvvisare.
Jack mi aveva preso una mano tra le sue e la strappai via, con forza e indignazione.
“Pensavo che innamorarmi di te senza che tu mi ricambiassi fosse la cosa peggiore che poteva capitare. Avevo sottovalutato la tua capacità di giocarci e prendermi in giro.”
“Catherine! Non vi sto prendendo in giro!”
“Basta, Jack!” urlai.
“Liz, scusa ma siamo pronti a ricominciare.”
Confusa, aprii gli occhi e vidi Jack accanto a me. Ero ancora seduta sulla poltroncina e dovevo essermi addormentata.
“Sì. Ok. Arrivo” cercai di darmi un contegno, mentre riprendevo lucidità.
Lezioni di seduzione mi provocava perfino gli incubi. Oppure era il mio cuore che stava cercando di parlarmi?

Nota autore: questo missing moment è nato da un’idea di mio marito. L’altra sera mi ha detto: “e se Liz si ritrovasse ad essere Catherine, mentre sogna?” Idealmente potete collocarlo durante gli ultimi giorni di prove dello spettacolo a teatro. Spero che vi sia piaciuto, fatemi sapere!

Lezioni di seduzione (Centauria editore, Maggio 2016)